Home » InTSUlin Pure: il migliore integratore per la sensibilità insulinica

Questo articolo sarà dedicato interamente ad uno degli integratori più utili e completi per tutti gli appassionati di fitness e bodybuilding: in-TSUlin Pure Professional. In realtà, come vedremo di seguito, questo integratore è adatto ad una platea molto più vasta di persone: dallo sportivo al sedentario, dal soggetto sano al patologico, fino a passare per problemi legati alla sfera femminile come la PCOS. Ma cosa è esattamente, e a cosa serve questo integratore? Scopriamolo insieme! Premessa: per garantire una maggior comprensibilità dei meccanismi legati alla sensibilità insulinica, l’affinità al glucosio, e tutti i processi riguardanti questo prodotto, è consigliabile la lettura dell’articolo sulla sensibilità insulinica.

Che cos’è In-TSUlin Pure Professional?

In-TSUlin Pure Professional è un prodotto a base di estratti vegetali con azione insulino mimetica, ipoglicemizzante e lipotropa. Questi termini stanno a significare che viene migliorata la sensibilità insulinica, l’affinità con il glucosio, e viene inoltre favorita la mobilitazione degli acidi grassi. Tutto ciò è possibile grazie all’azione combinata di elementi accuratamente selezionati sia per il loro effetto, sia per la loro azione sinergica. Ad esempio, non è necessario solo inserire una sostanza per il suo effetto benefico, ma è bisogna verificarne le quantità utili, l’eventuale antagonismo con altre sostanze e soprattutto la biodisponibilità, ovvero quanto di quel prodotto è effettivamente assorbibile dall’organismo. Il team di Tsunami ha pensato a tutto, per questo ha calibrato e studiato attentamente ogni singola sostanza per avvantaggiare al massimo ogni singola funzione benefica.

GDA: Glucose Disposal Agent

In-TSUlin Pure Professional è un GDA potenziato, ovvero un Glucose Disposal Agent rafforzato da ulteriori sostanze per agire anche sotto l’aspetto lipotropo e di salute vascolare. I GDA, o Glucose Disposal Agent, sono sostanze in grado di migliorare il profilo glicemico e insulinico. In particolare sono efficaci in risposta ad un carico glicemico importante nel flusso ematico e un migliore utilizzo dunque del glucosio da parte di organi e cellule. Lo studio di questi integratori è nato inizialmente in ambito clinico per il trattamento del diabete e della sindrome metabolica e, solo successivamente, sono stati proposti nell’ambito del fitness. Lo scopo principale è quello di migliorare il profilo glicemico, la risposta della resistenza insulinica e l’uptake di glucosio nei compartimenti attivi dell’organismo.  Se associati ad attività fisica possono essere anche ottimi sostituti dei farmaci ipoglicemizzante orali, famosi per gli innumerevoli effetti collaterali (ipoglicemia severa, acidosi lattica, danni epatici ecc). L’aggiunta di elementi come Olecol e Inositolo fanno di inTSUlin Pure anche un potente lipotropo, ovvero in grado di aumentare molto la mobilitazione degli acidi grassi, oltre che di salute vascolare, con lo scopo di agire due più fronti differenti ed essere quindi un integratore completo sotto ogni punto di vista.

Sistema di uptake glucidico (www.chegg.com)
Sistema di uptake glucidico (www.chegg.com)

Ingredienti di In-TSUlin Pure Professional

Analizziamo ora nel dettaglio gli ingredienti di questo integratore, motivando con studi scientifici la scelta dell’inserimento di ciascuno all’interno di In-TSUlin Pure Professional.

Berberina

È un alcaloide principalmente usato dalla medicina tradizionale cinese per ridurre l’emoglobina glicata e la glicemia a digiuno nei casi di diabete di tipo 2. La funzione ipoglicemizzante della berberina fu scoperta casualmente in uno studio del 1988 in pazienti diabetici trattati con questa sostanza per i suoi effetti anti-diarroici1. Da una meta-analisi di 14 studi è stato scoperto che l’assunzione di questa sostanza per 12 settimane, abbinata ad un corretto stile di vita, è associata a miglioramenti della glicemia a digiuno, postprandiale, dell’emoglobina glicata, e la riduzione dei livelli di insulina a digiuno. Anche altri studi hanno confermato ciò, oltre che dimostrare un’azione ipoglicemizzante in acutoAgisce inoltre sul metabolismo lipidico con la sua azione ipolipemizzante (anti-colesterolo e anti-trigliceridi): ha un meccanismo diverso da quello delle statine che invece inibiscono l’enzima HMG-CoA-reduttasi. Infatti, il trattamento con berberina, comporta una maggiore espressione di una proteina recettoriale in grado di internalizzare le LDL. In parole semplici, la berberina è in grado di aumentare l’espressione del recettore per le LDL riducendo la colesterolemia anche inibendo l‘assorbimento di colesterolo e aumentandone la sua secrezione.

 

 Berberina (www.musclenutrition.it)
Berberina (www.musclenutrition.it)

Studi in cui viene comparata la berberina a potenti farmaci come Metformina e Rosiglitazone, hanno mostrato che la sua assunzione ha un’efficacia pari e/o superiore nel miglioramento della glicemia a digiuno, insulina, emoglobina glicata e trigliceridi. La berberina ha mostrato di poter aumentare i livelli di adiponectina, una adipochina che svolge un ruolo positivo nella sensibilità all’insulina e che si riduce nei diabetici. La sua assunzione aumenta l’attività dell’AMPK e ciò migliora l’uptake del glucosio negli adipociti, oltre che aumentare l’attività di GLUT1, un trasportatore del glucosio poco attivoInfatti, è stato dimostrata la sua capacità di stimolare l’uptake del glucosio nel muscolo scheletrico ed indipendentemente dal fatto che la cellula sia in uno stato di insulino resistenza o di normalità. Per questo può risultare un’arma vincente per soggetti sportivi e che cercano di migliorare la sensibilità insulinica peri-allenamento. È stato dimostrato un aumento dell’espressione dei recettori insulinici nel fegato e nel muscolo scheletrico, oltre un incremento della traslocazione dei recettori GLUT4 sia negli adipociti che nei miociti e dell’attività dell’AMPK con un miglioramento della sensibilità insulinica e dell’utilizzo del glucosio a livello periferico. Ma la ricerca non si limita a soggetti patologici, infatti studi su persone sane (in sovrappeso) hanno dimostrato che l’assunzione di berberina per 12 settimane senza modifiche nell’esercizio fisico e nella dieta, hanno notato una riduzione del peso corporeo e del grasso, rispettivamente del 2,3% e 3,6%.

Uso della Berberina in contesto patologico

Soggetti con una scarsa affinità glucidica possono trarre vantaggi dall’uso della berberina sia in contesti di alimentazione ipercalorica che ipocalorica:

  • Ipercalorica: grazie all’effetto sulla sensibilità insulinica dato anche dalla sinergia berberina-insulina in presenza di cellule con una condizione di insulino resistenza.
  • Ipocalorica: mantenendo una migliore sensibilità insulinica rispetto al basale con allo stesso tempo una riduzione dell’assorbimento glucidico intestinale e della gluconeogenesi epatica che risultano di particolare vantaggio durante diete ipocaloriche low carb oltre che in regimi chetogenici.

Pe soggetti diabetici, l’uso della berberina durante e dopo protocolli d’uso dell’insulina esogena, permette di utilizzare dosaggi inferiori di quest’ultima, con il mantenimento di una buona sensibilità insulinica (durante) e un’azione rigenerativa a livello pancreatico (dopo).

Uso della Berberina in contesto sano

Soggetti con una buona affinità glucidica possono trarre vantaggi dall’uso della berberina in contesti di dieta:

  • Ipercalorica: mantenendo una buona sensibilità insulinica per la sinergia tra la berberina e l’insulina in situazioni di insulino resistenza cellulare provvisoria indotta dalla dieta ipercalorica, soprattutto quando protratta per molto tempo.
  • Ipocalorica: viene ridotto l’assorbimento glucidico intestinale e viene migliorata la ripartizione calorica aumentando l’efficienza dei nutrienti assunti.

Biodisponibilità

Purtroppo, però, la berberina ha un grosso limite: ha una ridotta biodisponibilità orale e quindi uno scarso assorbimento. Questo non è tanto dovuto ad un suo scarso assorbimento diretto, quanto ad una sua ri-eliminazione nel lume intestinale da parte del meccanismo di estrusione cellulare dato dai trasportatori ABC. Si è stimato che circa il 90% della berberina somministrata per via orale viene poi ri-espulsa da questo sistema. La ridotta biodisponibilità della berberina, inoltre, sarebbe causata anche da un blocco esercitato da alcuni enzimi epatici, tuttavia sarebbe responsabile solo in minima parte della scarsa biodisponibilità. Tuttavia, alti dosaggi posso far insorgere disturbi gastrointestinali, dispnea, diminuzione pressoria, sintomi simil-influenzali e danni cardiaci. Per questo Tsunami ha deciso di non puntare al sovradosaggio ma alla biodisponibilità: per ottimizzare l’assorbimento della berberina, è stata aggiunto il Cardo Mariano contenente Silimarina, sostanza è in grado di bloccare questi trasportatori ABC e di conseguenza di inibire la ri-espulsione della berberina garantendo un assorbimento quasi completo e permettendo così un dosaggio molto inferiore.

 

Cannella

Sostanza ricavata dai ramoscelli un albero sempreverde originario dello Sri Lanka, ha un elevato potere antiossidante ed è molto usata nella medicina tradizionale cinese ed ayurvedica per la cura di molte patologie. Ultimamente, grazie a sempre nuove e crescenti evidenze scientifiche, si sta rivelando utile in caso di diabete per via della sua azione sulla sensibilità insulinica. Sembrerebbe in grado di abbassare i livelli di glucosio nel sangue andando ad agire sui recettori cellulari: il trasporto di glucosio all’interno della cellula è stimolato dalla presenza di MHPC che agisce come insulino mimetico, stimolando l’attivazione del recettore tirosinico dell’insulina e incrementando la soglia di attivazione. Grazie al potere inibitorio verso alcuni enzimi, la cannella può ridurre l’afflusso di glucosio torrente ematico evitando picchi insulinici eccessivi, permettendo così un miglior controllo della glicemia. Alcuni studi hanno evidenziato un miglioramento della sensibilità insulinica con l’assunzione dell’estratto di Cannella, anche se probabilmente questo è legato in modo indiretto alla riduzione della glicemiaAgisce anche sul tessuto adiposo, di fatti un composto presente in nell’estratto di cannella (MHCP), agisce come un insulino mimetico a livello adipocitario.

Cannella (www.sorgentenatura.it)
Cannella (www.sorgentenatura.it)

Che si parli di insulino resistenza genetica, o ridotta sensibilità all’insulina indotta da diete ipercaloriche protratte, l’uso della cannella può essere rafforzato abbinandola ad altri GDA come la berberina, l’acido alfa lipoico ed il cromo picolinato.

 

Cumarina e tossicità

La cumarina è una sostanza fitochimica epatotossica presente in alcune piante e, come in alcune tipologie di cannella, è presente ad alti livelli. Nel corso del tempo, la dose massima giornaliera consigliata di questa sostanza è stata sempre più diminuita fino ad attestarsi intorno ai 0,1mg/kg di peso corporeo, poiché alcuni soggetti hanno una ridotta capacità di metabolizzarlaLa soluzione per trarre i benefici della cannella e ridurre il rischio di tossicità, è optare per la giusta fonte di Cannella. La cannella “cassia” contiene alti livelli di cumarina, mentre la “zeylanicum” è considerata sicura. Per questo Tsunami ha deciso di inserire questa variante nel prodotto, in modo da assicurarsi tutti gli effetti benefici ed eliminare qualsivoglia tossicità.

 

Gymnema Sylvestre

Pianta nativa dell’India, in Occidente è ancora poco conosciuta nonostante i noti effetti ipoglicemizzanti ed il contributo al controllo del peso. Gli effetti ipoglicemizzanti della Gymnema sylvestre sembrerebbero essere favoriti da vari fattori, tra cui la promozione della rigenerazione delle cellule delle isole di Langerhans (isolotti di cellule che costituiscono la parte endocrina del pancreas), l’incremento della secrezione di insulina per via della stimolazione pancreatica, l’inibizione dell’assorbimento del glucosio a livello intestinale grazie a polifenoli e glicosidi triterpenici che si legano ai recettori del glucosio nel tratto intestinale riducendo così l’assorbimento degli zuccheri. Oltre a ciò, è migliorato l’utilizzo del glucosio per via di un aumento dell’attività enzimatica responsabile dell’utilizzo di questa sostanza nelle vie insulino-dipendenti con aumento di attività della fosforilasi e diminuzione degli enzimi gluconeogenici e di sorbitolo deidrogenasi. Più nel dettaglio a livello intestinale gli acidi gymnemici entrerebbero in competizione recettoriale con le molecole di glucosio sui recettori delle stesse frenandone l’assorbimento con conseguente riduzione della glicemia.

 Gymnema Sylvestre (www.planetayurveda.eu)
Gymnema Sylvestre (www.planetayurveda.eu)

 

Nota molto importante per gli atleti, questa pianta placa gli attacchi di fame nervosa tipica spesso per le fasi pre-gara grazie alla gurmarina che riduce la sensibilità alla dolcezza delle papille gustative sulla lingua, riducendo così la voglia di zuccheri. Questo effetto deriverebbe dalla capacità di queste molecole di indurre variazioni di pH e di modificare l’elettrofisiologia di trasmissione dello stimolo al cervello. È stato dimostrato che l’acido gymnemico interagisce con la gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi (GAPDH), un enzima chiave nella via della glicolisi.

Uso in contesto sano e patologico della Gymnema Sylvestre

La sua azione soppressiva sul desiderio di zuccheri ed il suo meccanismo “carb-blocker”, oltre all’alterazione della gluconeogenesi epatica, rendono la Gymnema una sostanza utile in casi di dieta ipocalorica, in particolare con regimi low carb o chetogenici, stando attenti in caso di diabete per evitare un’ipoglicemia di rilievo. Se unita ad altre sostanze GDA, può risultare molto utile per migliorare la sensibilità insulinica in soggetti con un insulino resistenza genica o in caso di regimi di dieta ipocalorica protratta. Per i diabetici di tipo I, l’effetto di questa sostanza sulla stimolazione del rilascio di insulina da parte delle isole di Langerhans può essere utile nei periodi immediatamente successivi ad un protocollo di insulina.

Acido R-lipoco (R-ALA)

L’acido alfa lipoico (abbreviato in ALA), è un acido grasso sintetizzato dal nostro organismo e quindi definito non essenziale. Ne esistono due versioni (chimicamente uguali): la forma R e quella S. La forma naturale (R) è quella biologicamente attiva, mentre l’acido lipoico sintetico (acido alfa lipoico) è una miscela della forma R e S. L’attività antinfiammatoria della forma R potrebbe essere fino a 10 volte superiore a quella dell’acido alfa lipoico comune, inoltre, sembrerebbe essere proprio la forma R la diretta responsabile del miglioramento del metabolismo del glucosio attribuita all’acido alfa lipoico.

Differenza tra le due forme di acido lipoico (www.muscleinsider.com)
Differenza tra le due forme di acido lipoico (www.muscleinsider.com)

 

Il ruolo principale dell’ALA è quello di agire in modo diretto nella detossificazione dai radicali liberi (ROS), e al contempo rigenerare altri antiossidanti come la Vit C, il coenzima Q10 e la Vit E.  Di conseguenza, l’integrazione di questo acido è dimostrata essere utile per neuropatie, patologie neurodegenerative e patologie cardiovascolari. Negli ultimi anni, si è osservata la capacità dell’ALA di migliorare l’espressione cellulare di GLUT4, recettore per il glucosio, inserendolo quindi come possibile cura per forme diabetiche anche non auto immuni, come il diabete mellito di tipo II. Per entrare un poco più nel dettaglio, l’ALA interviene interagendo con i gruppi sulfidrilici dei recettori cellulari insulinici, consentendo quindi una maggiore sensibilità per questo ormone che a sua volta permette un migliore ingresso del glucosio e dei nutrienti a livello cellulare. Questo avviene tramite sia l’attivazione che l’aumento del numero dei recettori GLUT1 e GLUT4. Questa azione sembrerebbe essere dovuta grazie anche alla notevole capacità antiossidante dell’acido alfa lipoico che neutralizza i recettori liberi che danneggiano ed occupano i recettori insulinici cellulari. Sembrerebbe migliorare il metabolismo glucidico anche riducendo la formazione dei complessi avanzati di glicosilazione fungendo da ipoglicemizzanteIn un recente studio del 2019, è stata testata l’assunzione di ALA ad un gruppo di soggetti sani di 21 anni, associata con esercizio fisico e dieta. I risultati sono stati molto positivi poiché i livelli medi di glucosio hanno dimostrato una significativa riduzione dei valori di picco con l’aumento dei dosaggi incrementali dell’ALA. Inoltre, vi sono state significative riduzioni giornaliere dei picchi di glucosio nel sangue. Questi risultati sembrerebbero indicare che l’ALA ha la capacità di abbassare le concentrazioni di glucosio nel sangue sia a breve che a lungo termine.In campo prettamente sportivo, molti preparatori associano l’ALA al cromo picolinato e alla carnitina con lo scopo di ottimizzare il metabolismo ossidativo mitocondriale, sia lipidico che glucidico, aumentando le capacità energetiche del muscolo e riducendo i meccanismi che portano alla sensazione di fatica. 

Uso in contesto sano e patologico di ALA

In condizioni di diete ipocaloriche, l’integrazione con ALA potrebbe aiutare il soggetto a tollerare la riduzione calorica per via dell’effetto anoressizzante visto il suo effetto leptino mimetico non recettore-dipendente a livello ipotalamico. Se assunto insieme ad altre sostanze come berberina, cromo e altre GDA, può portare significativi abbassamenti della glicemia, per questo è d’obbligo cautela in casi di diabete di tipo I per scongiurare ipoglicemie non volute. Proprio per soggetti con diabete di tipo I, è possibile inoltre utilizzare, sotto consiglio del proprio medico, una combinazione di ALA con altre GDA per regolarizzare le terapie di insulina esogena.

Cromo picolinato

Il cromo è un oligoelemento essenziale che agisce sul metabolismo dei carboidrati e dei lipidi ed è comunemente utilizzato come integratore alimentare per migliorare la sensibilità all’insulina nei soggetti sani o nei soggetti diabetici. Vari studi hanno dimostrato una forte correlazione tra cromo e diabete: gli individui con diabete e/o insulino resistenza sono relativamente deficitari per quanto riguarda I livelli di cromo rispetto agli individui sani. Inoltre, i diabetici che hanno assunto cromo hanno manifestato un calo della glicemia a digiuno immediato, oltre che migliorare i livelli di insulina. A ciò si è aggiunta anche una miglior glicemia nel lungo termine, come dimostra la riduzione dei livelli di emoglobina glicata, ovvero la media delle glicemie degli ultimi mesi. La risposta al cromo è correlata al grado di intolleranza al glucosio, di conseguenza più si è insulino resistenti è più la questa sostanza farà effetto. Tuttavia, non c’è il pericolo di pericolosi stati di ipoglicemia poiché il cromo funziona sia aumentando la produzione di GLUT4 a livello cellulare, sia aumentando il trasporto dalla parte interna alla parte esterna della membrana cellulare. Si ritiene che il cromo possa modulare la via di segnalazione dell’insulina. Questo è stato scoperto per la prima volta quando è stato identificato un oligopeptide (cromomodulina) legante il cromo che ha aumentato gli effetti dell’insulina. Di fatti, è stato rilevato che la cromodulina ha aumentato la segnalazione di insulina fino a 8 volte rispetto all’attività basale. Quindi, è possibile affermare che la cromodulina aumenta l’autofosforilazione del recettore dell’Insulina. La forma di cromo picolinato ha una maggiore biodisponibilità e questo può spiegare la sua maggiore efficacia nel controllo glicemico e lipidico rispetto alle altre forme. Oltre ad agire sulla sensibilità insulinica ed il glucosio, è stato osservato che la supplementazione di cromo picolinato per 24 settimane in soggetti con diabete di tipo II ha ridotto le concentrazioni di lipidi intramuscolari. Dato che l’accumulo cronico di lipidi nel tessuto muscolare è una delle numerose cause patologiche dell’insulino resistenza, questo studio suggerisce che la supplementazione con questa sostanza può aumentare la sensibilità all’insulina in soggetti insulino resistenti. In ambito sportivo, è stato visto come il cromo sembrerebbe avere un’azione sul miglioramento dello stoccaggio del glicogeno e sulla sua preservazione. Ulteriori studi sono da effettuare, tuttavia questa funzione potrebbe essere molto positiva a livello di prestazione.

Uso in contesto sano e patologico del cromo picolinato

L’integrazione di cromo può risultare molto utile sia in soggetti con insulino resistenza genica che indotta da regimi ipocalorici, specie se protratti per troppo tempo. Inoltre, durante fasi di dieta ipocalorica, il cromo può aiutare il soggetto a tollerare la riduzione calorica per via dell’effetto anoressizzante. Proprio per soggetti con diabete di tipo I, è possibile inoltre utilizzare, sotto consiglio del proprio medico, una combinazione di cromo picolinato con sostanze come ALA e berberina per regolarizzare le terapie di insulina esogena.

 

Curcuma

La curcuma è una pianta della famiglia delle Zingiberacee, cui appartiene anche lo zenzero. Da secoli utilizzata come rimedio contro il diabete nella medicina ayurvedica e nella medicina tradizionale cinese, la molecola che costituisce il principio attivo della pianta è la curcumina. Il problema è che quest’ultimo non è molto elevato, si tratta di circa il 3% sul totale. Per questo Tsunami ha deciso di inserire una delle forme più biodisponibili sul mercato, ovvero le microcapsule Curcushine™. La tecnologia della microincapsulazione sfrutta una matrice incapsulante completamente naturale che protegge e racchiude la curcumina.

Curcuma in polvere (www.regogoo.com)
Curcuma in polvere (www.regogoo.com)

 

Questo principio attivo è in grado di modulare l’attività di proteine coinvolte nel processo di produzione di insulina a livello pancreatico ma anche di ridurre il danno al pancreas causato dal malfunzionamento delle cellule beta delle isole di Langerhans (quelle che secernono insulina). Inoltre, la curcumina, ha proprietà antiossidanti e quindi è un potenziale alleato in grado di difendere l’organismo dai danni dello stress ossidativo che porta alla formazione di molecole pro-infiammatorie le quali contribuiscono allo sviluppo del diabete. A livello cellulare, la curcumina interagisce con specifiche proteine regolandone e modificandone l’azione; in particolare, sopprime l’attività di molecole pro-infiammatorie. Interferendo in varie vie metaboliche, è in grado inoltre di migliorare l’iperglicemia, l’iperlipidemia, l’obesità e tutto ciò che è legato ai processi pro-infiammatori dell’organismo. Esistono più di 200 studi riguardanti le proprietà benefiche della curcumina, tuttavia solo una piccola parte è stata testata sull’uomo. Uno studio pubblicato nel 2011 mostra che questa sostanza ha effetti anti iperglicemici e migliora la sensibilità all’insulina in topi affetti da diabete di tipo 2, con effetti paragonabili a quelli del potente farmaco Rosiglitazone. Uno studio tailandese ha dimostrato che la curcumina è in grado di prevenire lo sviluppo del diabete in soggetti affetti da una condizione di pre-diabete e ancora, uno studio condotto sui topi ha dimostrato anche che la curcumina è efficace nel trattamento del diabete di tipo 1 poiché ha un’azione diretta sulle cellule beta pancreatiche. La curcuma ha inoltre effetti protettivi sui reni, infatti il diabete può essere causa di problemi renali importanti. Questo è stato dimostrato da uno studio cinese del 2014, che dimostrò l’efficacia della sostanza nella prevenzione di problemi correlati al diabete quali nefropatia, retinopatia ed angiopatia.

 

Coenzima Q10

Il Coenzima Q10 (CoQ10), o Vit Q, è una sostanza presente in ogni cellula del corpo umano. Il suo ruolo principale è quello di convertire il cibo in energia, o meglio, i nutrienti, una volta ingeriti, devono essere trasformati in CoQ10 per poter essere utilizzati come fonte energetica, per questo questa sostanza è essenziale nei processi per la produzione di energia cellulare. Il CoQ10 si trova nelle membrane cellulari e nei mitocondri, organuli posti all’interno delle cellule. Una delle funzioni principali di questa sostanza è quella di intervenire nelle reazioni chimiche interne a questi organuli, che permettono di recuperare l’energia contenuta negli alimenti e accumularla in molecole di adenosintrifosfato (ATP), in modo che sia conservata e pronta all’uso. Il CoQ10 viene prodotto dall’organismo, ma si riduce in modo naturale con l’invecchiamento, oppure anche in caso di diete malsane sia per qualità, che per quantità, oltre che in condizioni diabetiche o con l’uso di statine (molecole ipolipemizzanti).

Struttura del Coenzima Q10 (it.wikipedia.org)
Struttura del Coenzima Q10 (it.wikipedia.org)

 

Secondo uno studio pubblicato sull’European Journal of Nutrition, la supplementazione di CoQ10 è associata a un miglioramento della capacità antiossidante totale. È stato inoltre dimostrato come questa sostanza sia associata a miglioramenti significativi dei livelli di insulina sierica, di insulino resistenza e la funzione delle cellule beta pancreatiche. E ancora, in altri studi hanno mostrato che l’integrazione di CoQ10 riduceva il livello di glucosio nel 67% di pazienti con diabete, oltre che aumentare la sintesi e la secrezione di insulina e migliorare il controllo glicemico.

 

Inositolo

L’Inositolo è una sostanza presente in molti organi e tessuti del corpo umano, e fu isolata per la prima volta 1850. Successivamente, nel 1988, il dott. Larner individuò nell’inositolo il secondo messaggero dell’insulina. L’inositolo sotto forma di fitato è presente in molte piante (scarsamente biodisponibile), ma si trova anche in prodotti di origine animale come carne, latticini, e uova.

 Struttura dell'inositolo (en.wikipedia.org)
Struttura dell’inositolo (en.wikipedia.org)

 

Nell’uomo, l’inositolo è presente in due forme: Myo-inositolo (MI) e D-chiro-inositolo (DCI). È localizzato a livello delle membrane cellulari, legato ai fosfolipidi di membrana con la funzione di secondo messaggero, ovvero trasmette all’interno della cellula bersaglio il messaggio di un ormone, quando questo per la sua struttura non è in grado di superare la membrana cellulare. In particolar modo, Myo-inositolo è responsabile dell’uptake del glucosio nelle cellule, ovvero fa entrare nella cellula il glucosio e lo porta a trasformarsi in energia. mentre il D-chiro-inositolo è coinvolto nel metabolismo ossidativo del glucosio e nella sua conversione in glicogeno, ovvero prende il glucosio dalla cellula e lo porta in magazzino, sotto forma di glicogeno. A livello ovarico, inoltre, il Myo-inositolo agisce come secondo messaggero della trasduzione del segnale dell’ormone follicolo stimolante FSH e migliora la qualità ovocitaria. Il Myo-inositolo viene fisiologicamente assunto dal flusso ematico attraverso i canali del glucosio e si accumula nella cellula sotto forma di fosfatidilinositolo, in prossimità del recettore dell’insulina, rendendolo in grado di propagare il segnale all’interno della cellula. A livello epatico, quando l’insulina entra in contatto con il recettore, la maggior parte del Myo-inositolo viene liberata dai fosfolipidi di membrana e promuove una serie di reazioni che portano all’entrata di glucosio all’interno della cellula epatica. Parallelamente circa il 30% viene convertito in D-chiro-inositolo che agisce attivando la glicogenosintesi, ovvero il processo di immagazzinamento del glucosio nella cellula sotto forma di glicogeno, evitando così il suo accumulo in lipidi. L’inositolo stimola inoltre la produzione di lecitina (fosfatidilcolina) nell’organismo; per questo gli viene accreditata la capacità di ridurre il tasso di colesterolo nel sangue. L’azione della lecitina, infatti, è quella di ripulire le pareti delle arterie dai depositi lipidici e li veicola al fegato (dove vengono in parte eliminati attraverso la bile). Allo stesso modo, l’inositolo impedisce che questo organo accumuli troppi lipidi ed “ingrassi” (azione epatoprotettiva nei confronti della steatosi). Lo studio di Pintaudi e colleghi ha mostrato per la prima volta un effetto diretto dell’integrazione con l’associazione di inositolo sui parametri glicemici di soggetti con diabete mellito di tipo II. Lo studio comprendeva 20 soggetti con valori di emoglobina glicata costantemente non ottimali per 3 mesi o più. Alla conclusione dello studio, i partecipanti hanno mostrato una riduzione significativa della glicemia a digiuno e dei livelli di emoglobina glicata. In una meta-analisi di vari studi, è emerso come l’integrazione con inositolo sia associata ad una riduzione del rischio di diabete gestazionale. E ancora, è stato dimostrato come l’integrazione di inositolo riduca il livello di insulino resistenza nelle donne che hanno o sono a rischio di diabete gestazionale.

 

Olecol

Olecol® è un ingrediente naturale derivato dalle foglie di ulivo, con un elevatisismo contenuto di oleuropeina, un fitonutriente bioattivo unico. Olecol® è altamente solubile in acqua grazie allo speciale metodo di estrazione con solufenolo. Questa sostanza, totalmente naturale, permette di controllare i lipidi nel torrente ematico riducendo il colesterolo cattivo (LDL) e i trigliceridi (TG), aumentando invece il colesterolo buono (HDL) ed il rapporto che intercorre tra essi. I benefici di OLECOL® sono stati valutati in tre studi clinici, che hanno dimostrato la duplice azione dell’ingrediente:

  • Miglioramento del controllo dei lipidi nel sangue in soggetti con ipercolesterolemia e sovrappeso: il fegato viene stimolato a secernere il colesterolo nella bile: qui i livelli di colesterolo aumentano e successivamente vengono scaricati nel duodeno. Questo porta a una maggiore escrezione di colesterolo attraverso le feci.
  • Grandi proprietà antiossidanti: come vedremo dagli studi di seguito, una dose giornaliera di 250 mg di Olecol® ha forti proprietà antiossidanti. Questo porta alla protezione del colesterolo HDL (buono) e limita l’ossidazione del colesterolo LDL (cattivo), che è collegato ad un aumento del rischio di eventi cardiovascolari.

Uno studio di 12 mesi ha indagato gli effetti di una dose giornaliera di 250 mg di OLECOL® su soggetti con livelli di colesterolo elevati. Dopo 12 mesi, i risultati hanno mostrato un effetto significativo sui livelli di lipidi nel sangue. Oltre a ciò, i livelli di colesterolo LDL, colesterolo totale e trigliceridi erano significativamente diminuiti ed inoltre, è stata mostrata una differenza significativa nel rapporto colesterolo totale / HDL. Questo rapporto predice il rischio del soggetto di sviluppare aterosclerosi e, per estensione, malattie cardiovascolari.

Un secondo studio è stato condotto per indagare il rapporto trigliceridi (TG) e TG / HDL-c in soggetti in sovrappeso. Lo studio, della durata di 4 settimane, ha mostrato un rapporto TG / HDL-c significativamente migliorato nel gruppo che riceveva il trattamento con Olecol® rispetto al gruppo placebo. Inoltre, i livelli di trigliceridi sono migliorati solo dopo 4 settimane di integrazione. Per quanto riguarda le proprietà antiossidanti, un ulteriore studio ha misurato lo stato ossidante dei lipidi nel sangue ed i livelli circolanti dei metaboliti dell’estratto nel plasma e nelle urine dei partecipanti. Olecol® ha dimostrato di avere proprietà antiossidanti e di proteggere dall’ossidazione delle LDL. Lo stress ossidativo porta alla produzione di dannosi radicali liberi ed è stato dimostrato che queste molecole sono collegate all’infiammazione vascolare, alla disfunzione endoteliale e, successivamente, a un’elevata prevalenza di malattie cardiovascolari.

Conclusioni

In-TSUlin Pure Professional è un integratore contenente i migliori GDA presenti sul mercato. Non solo come ingredienti, ma anche come brevetti (vedi Curcushine ed Olecol) e specie biodisponibili e non tossiche. La sua integrazione permette di migliorare tutto ciò che nell’organismo è regolato dall’insulina, oltre che avere effetto anche sul comparto lipidico. Per questo motivo, In-TSUlin Pure trova applicazione in innumerevoli ambiti con benefici sia in acuto, che in cronico.

Uso nello sport di In-TSUlin Pure Professional

In ambito fitness e bodybuilding, è possibile utilizzarlo in due modalità differenti:

  • Regime ipocalorico: per massimizzare l’efficienza del timing glucidico andando ad agire sui recettori insulinici, oltre che favorire la mobilitazione dei grassi.
  • Regime ipercalorico: ridurre l’insulino resistenza che naturalmente occorre con diete ipercaloriche protratte, oltre che massimizzare l’onda insulinica post allenamento e veicolare il più possibile il glucosio all’interno delle cellule muscolari. Questo porta ad un maggior utilizzo reale dei nutrienti assunti, ed un minor stoccaggio in grasso delle calorie in eccesso.

Uso nel patologico di In-TSUlin Pure Professional

In ambito patologico, in particolare in caso di diabete, trova tre applicazioni:

  • Diabete di tipo I: da assumere previo consulto medico, permette di ridurre e/o modificare l’assunzione di insulina esogena per via di una miglior gestione del rilascio di insulina. Diabete di tipo II: ha la capacità di migliorare estremamente la sensibilità insulinica e, associata ad allenamento e dieta corretta, l’assunzione del prodotto potrebbe addirittura risultare sostitutiva dei farmaci diabetici.
  • PCOS: in questo caso molti dei GDA presenti in questo prodotto posso migliorare estremamente, se non risolvere completamente, le problematiche di insulino resistenza che si verificano nella maggior parte delle donne che soffrono della sindrome dell’ovaio policistico.

 

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Dott. Davide Arrigoni

Con una formazione internazionale, Davide Arrigoni è allenatore e consulente esterno per SIDEA Italia, società di attrezzatura sportiva del gruppo Technogym.

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