Home » Tiroide e ipotiroidismo

Oggi parliamo della tiroide, una delle ghiandole più incomprese del corpo umano.

Situata nella parte inferiore anteriore del collo, questa piccola ghiandola a forma di farfalla produce ormoni che comunicano con ogni cellula del corpo umano. Dalla tiroide dipendono funzioni molti importanti come la regolazione del metabolismo, la temperatura, il peso corporeo, l’appetito, le emozioni e quindi l’umore, la stanchezza, il sonno, il battito del nostro cuore, la funzione del nostro sistema gastrointestinale e infine il metabolismo del calcio.

Queste funzioni fondamentali per il nostro organismo sono regolate finemente dagli ormoni tiroidei,  principalmente la tiroxina e la triiodotironina (T3 e T4), veri e propri messaggeri chimici prodotti dalla tiroide stessa che regolano soprattutto il nostro metabolismo. Nella realtà, pochi lo sanno, c’è un terzo ormone: la calcitonina. Questo ormone mantiene in omeostasi i livelli di calcio ematico grazie alla sinergia con il paratormone.

Ci sono varie condizioni di salute che possono verificarsi a seguito di una tiroide mal funzionante ma l’esercizio fisico regolare insieme a un adeguato apporto di vitamine e minerali possono aiutare  le cellule dell’organismo a essere reattive a questi ormoni.

Alcune stime confermano che i problemi tiroidei colpiscono milioni di persone in tutto il mondo. Due problemi comuni correlati a una tiroide anomala sono l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo. Se la tiroide produce troppo ormone, il TSH, l’ormone per d’eccellenza apertura la regolazione della tiroide, si dice che la persona ha una tiroide iperattiva o soffre di ipertiroidismo (che rappresenta meno del 10% delle anomalie dell’ormone tiroideo). Se la tiroide produce troppo poco TSH, si dice che la persona ha una tiroide ipoattiva, una condizione chiamata ipotiroidismo.

Questo articolo si concentrerà principalmente sulla guarigione e sul trattamento di coloro che hanno una tiroide inattiva, che colpisce fino al 15% della popolazione mondiale.

Entrando subito nel vivo, in tutto il mondo la causa principale di una tiroide ipoattiva (ipotiroidismo) è la carenza di iodio. Si stima che a livello globale, una persona su tre non abbia un apporto sufficiente di iodio. Questo comporta un serie di sintomi e segni molto variegati e con problematiche fino allo sviluppo del gozzo (ingrandimento della tiroide), formazione di noduli tiroidei e seri problemi sociali.

Secondo una ricerca pubblicata su Endocrine Reviews, la carenza di iodio è molto comune in Africa e Asia meridionale, mentre il 50% delle persone in Europa è leggermente carente. Negli Stati Uniti, 1 persona su 5 è carente di iodio. Uno studio del 2018 in Nutrients sulle donne incinte norvegesi ha dimostrato che fino al 55% delle donne aveva un apporto di iodio insufficiente nella loro dieta. Secondo l’Australian Thyroid Foundation, più del 50% dei bambini e delle donne in gravidanza o in allattamento che vivevano in determinati habitat, hanno dimostrato di essere carenti di iodio.

La seconda causa principale di una tiroide ipoattiva è dovuta a un attacco autoimmune alla ghiandola tiroidea. In questa situazione, alcuni anticorpi (chiamati anti-TPO e anti-tiroglobulina) attaccano la ghiandola tiroidea, con conseguente incapacità della tiroide di formare un ormone tiroideo T4 sufficiente. La condizione autoimmune più comune è chiamata tiroidite di Hashimoto, nominata cosi nel 1912 in memoria del medico che l’ha scoperta, il Dr. Hakaru Hashimoto.

Un elenco di fattori che possono interferire con un’adeguata produzione della tiroide, secondo il Dr. Dan Lukaczer dell’Institute of Functional Medicine, include lo stress, le infezioni, l’esposizione ai pesticidi e altri agenti chimici, la celiachia e la depressione.

Per diagnosticare una tiroide inattiva principalmente si utilizzano i test di laboratorio su analisi ematiche. Quindi verranno dosati in primis il TSH, che come abbiamo visto comanda la tiroide e gli ormoni T4 e T3. Tra questi due il più specifico rimane il dosaggio del T4.

In presenza di livelli superiori del TSH e inferiori di T4, si può confermare inizialmente un deficit della funzionalità tiroidea con una insufficiente produzione ormonale.

Ho detto inizialmente perché rimango dell’idea che bisognerà sempre approfondire l’intero quadro clinico e non è detto che un lieve ipotiroidismo sia un cosa da trattare farmacologicamente. Ci sono studi che dimostrano come alcune persone che presentano un lieve ipotiroidismo subclinico possono avere una aspettativa di vita più lunga.

Per approfondire una situazione anomala di dosaggio degli ormoni tiroidei, oltre alle classiche analisi ematiche, ci sono prelievi per il dosaggio degli anticorpi specifici, che segnalano le disfunzioni di natura autoimmune. Pochi lo sano ma anche i dosaggi di alcune vitamine e minerali sono fondamentali come per esempio la vitamina D e il magnesio. Infine, per valutare lo stato tiroideo a 360 gradi si può ricorrere ad analisi strumentali più o meno invasive ma sempre valutando tutta la situazione a priori.

Ricapitolando, i segni e sintomi più comuni che si riscontrano in una condizione ipotiroidea sono:

  • Costipazione
  • Sintomi di depressione e nervosismo
  • Pelle secca
  • Colesterolo elevato
  • Fatica
  • Unghie fragili
  • Gozzo
  • Perdita dei capelli
  • Bassa libido
  • Problemi di memoria e deficit cognitivo
  • Irregolarità mestruali
  • Gonfiore intorno agli occhi
  • Noduli tiroidei
  • Aumento di peso

 

Tra le statistiche è emerso che le donne sono più colpite nel soffrire di problemi alla tiroide a confronto degli uomini. Inoltre gli altri fattori di rischio collegati alla disfunzione tiroidea sono:

  • La carenza di iodio.
  • Condizioni autoimmuni, soprattutto tiroidite di Hashimoto.
  • Sindrome dell’intestino irritabile (IBS).
  • Sensibilità al glutine.
  • Leaky Gut cioè la Sindrome dell’intestino che perde.

 

Come prevenire la disfunzione tiroidea?

Senza dubbio, in primo luogo, sarà necessario garantire un adeguato apporto di iodio nella dieta. Secondo il Center for Disease Control, “l’assunzione mediana di iodio che bisognerebbe garantirsi derivante dal cibo è di circa 240-300 microgrammi (μg) al giorno per gli uomini e da 190 a 210 μg / giorno per le donne”. Nel 2001, l’Istituto di Medicina ha consigliato “un’assunzione di iodio di 150 μg al giorno per gli adulti non gravidi, 220 μg al giorno per le donne in gravidanza e 290 μg al giorno durante l’allattamento”. Bassi livelli di iodio sono stati associati anche a difficoltà di apprendimento nei bambini.

Per informazione, gli alimenti contenenti iodio (per porzione) includono:

  • Fagioli (32 mcg)
  • Baccalà (99 mcg)
  • Uova (24 mcg di iodio per uovo)
  • Sale iodato (71 mcg)
  • Aragosta (100 mcg)
  • Latte (56 mcg)
  • Ananas (45 mcg)
  • Patate (60 mcg)
  • Prugne (13 mcg di iodio per 5 prugne)
  • Alghe (da 16 a 2900 mcg)
  • Gamberetti (35 mcg)
  • Fragole (13 mcg)
  • Petto di tacchino (34 mcg)
  • Yogurt (75 mcg di iodio)

 

Infine un fattore sottovalutato, ma di vitale importanza, è mantenere un buon sistema gastrointestinale. Secondo molte ricerche è emerso che l’ottimizzazione della salute intestinale è fondamentale anche per la salute della tiroide. Per esempio le persone affette da sindrome dell’intestino irritabile dovrebbero concentrarsi sull’ottimizzare il rapporto dei microrganismi “buoni” che, oltre a migliorare i sintomi del IBS, possono garantire la salute all’intero orgasmi con un adeguato assorbimento di vitamine e minerali.

Quindi un sistema digestivo sano e un microbioma equilibrato sono importanti per garantire un’adeguata risposta del sistema immunitario, che aiuterà a prevenire le malattie tiroidee, anche perché pochi si rendono conto che l’80% del nostro sistema immunitario è nel nostro intestino.

Parlando di nutrizione, secondo la ricerca, coloro che hanno un’alimentazione con un maggiore consumo di vegetali o vegetariana, quindi con consumo minore di carne e più elevato di frutta, verdura, alcuni alimenti fermentati e semi, avrebbero una minore probabilità di sviluppare malattie della tiroide.

Inoltre questo tipo di dieta aiuta anche a ottimizzare il microbioma intestinale e mantenerlo in equilibrio, fattore molto importante per una tiroide sana.

Senza entrare nel dettaglio della cura farmaceutica della medicina convenzionale, che molto spesso dà un farmaco solo per far “bruciare” la tiroide, un aiuto lo possiamo ritrovare anche in un’integrazione naturale nutraceutica.

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Sulla base dell’evoluzione e della ricerca, il Team Ricerca & Sviluppo TN Pharma ha sviluppato Ipo-Tiro, un integratore studiato nei minimi dettagli per favorire il benessere generale e l’adeguato funzionamento della tiroide in caso di ipotiroidismo e autoimmunità. Ipo-Tiro, con la sua formulazione innovativa, in cui spicca il brevetto Bioperine®, un estratto secco di Pepe Nero, standardizzato al 95% in Piperina, sostanza dall’elevata capacità immunosoppressiva in grado di inibire le attività di alcune cellule del sistema immunitario dimostrandosi di supporto nella cura di alcune malattie autoimmuni.
Ipo-Tiro non ha solo il compito di far “ripartire” la vostra tiroide ma anche di lavorare sull’intero organismo con un’azione antinfiammatoria. Nello specifico, la sinergia di Iodio, elemento cardine per la tiroide, Selenio, Foskolina, Tirosina e vitamine fondamentali del gruppo B, darà un supporto completo alla nostra tiroide e di riflesso a tutto l’organismo.

 

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Infine, consiglio di abbinare Vitamina D 4000UI Vegan e Ferrofort-C, entrambi di  TN Pharma.

Vitamina D 4000UI Vegan è un integratore alimentare con un elevato dosaggio di principio attivo, in modo da garantire un più alto apporto all’organismo e un più lungo periodo di copertura per ogni confezione. La vitamina D, ormai conosciuta per i suoi molteplici effetti sulla salute è una delle vitamine, anche se sarebbe più giusto parlare di ormone, più carenti a livello mondiale. Si stima che circa l’80% delle persone in tutto il mondo abbia una carenza di vitamina D. Gli studi hanno dimostrato che le persone con bassi livelli di vitamina D sono a maggior rischio di vari tumori e malattie autoimmuni, compresa la Hashimoto. Uno altro studio molto interessante del 2018 su adulti obesi ha dimostrato che quelli con livelli più bassi di vitamina D erano a maggior rischio di sviluppare la tiroidite di Hashimoto.

Proprio per questi motivi si consiglia di monitorare i valori della vitamina D nel sangue, valutando una sua integrazione che di base può andare da 1.000 UI a 4.000 UI al giorno.

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Ferrofort-C garantisce una fonte di ferro ad alta biodisponibilità, grazie al processo brevettato di microincapsulazione SunActive®. Ci sono molte conferme su come una carenza di Ferro potrebbe compromettere il metabolismo tiroideo. Più di qualche autore, in varie ricerche, raccomanda ai medici di controllare i livelli di ferro per escludere qualsiasi carenza visto che il ferro gioca un ruolo essenziale nella funzione della perossidasi tiroidea (TPO), enzima eme-dipendente con ruolo primario nella regolazione degli ormoni tiroidei e ottimizza le azioni dello iodio nella tiroide. L’obiettivo dovrebbe essere quello di mirare a un livello di ferritina da 50 a 75 mg/ml o più.

Tutti questi integratori TN Pharma sono certificati Vegan OK, senza Glutine e senza Lattosio.

Concludendo, quando si parla di problemi tiroidei, bisognerà sempre partire dal “riequilibrare” la propria alimentazione, con un occhio di riguardo alla qualità alimentare e soprattutto a scelte consapevoli e sane che possano anche apportare vitamine e minerali fondamentali per la salute tiroidea. Un occhio di riguardo va dato anche al nostro microbiota intestinale che gioca un ruolo importante nella nostra salute. Abbiamo visto, infatti, come chi soffre di problemi intestinale rincorrenti, molte volte il “perché” lo si ritrova in una tiroide che non sta lavorando al meglio. Infine, sempre valutando la soggettività individuale, inserire una integrazione nutraceutica specifica può ulteriormente aiutare il quadro clinico, prevenendo eventuali ricadute.

 

Bibliografia:

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  • Matana A, Torlak V, Brdar D, et al. Dietary Factors Associated with Plasma Thyroid Peroxidase and Thyroglobulin Antibodies. Nutrients. 2017;9(11):1186. doi:10.3390/nu9111186.
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Dott. Matteo Massimo Primo

Biologo nutrizionista, Matteo Massimo Primo è specializzato in nutrizione clinica, terapeutica e sportiva.

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