Home » Digestione, assorbimento e disturbi digestivi: facciamo chiarezza!

La digestione è il processo con cui l’apparato gastrointestinale processa il cibo ottenuto con l’alimentazione. Nei processi digestivi il cibo viene trasformato più volte nei vari tratti dell’intestino, per poterne ricavare i nutrienti e scartarne le sostanze di rifiuto.

Cenni di fisiologia della digestione

Prima digestio fit in ore dicevano gli antichi latini, e avevano ragione! La digestione infatti inizia proprio nella bocca, in cui il cibo viene masticato e frantumato e parzialmente già trasformato a opera della saliva, grazie agli enzimi in essa contenuti.

La saliva è un secreto ricco di varie sostanze ed enzimi digestivi e ha un ruolo determinante nella digestione. Dopo la masticazione e l’intervento degli enzimi salivari, il cibo modifica già la sua struttura chimica e da questo momento in poi viene denominato “bolo alimentare”.

L’enzima “amilasi salivare” inizia a scindere l’amido e rendere il bolo più omogeneo, in modo che possa essere deglutito facilmente nella faringe e inviato all’esofago. L’esofago è il canale che mette in comunicazione la faringe con lo stomaco ma il passaggio del bolo nello stomaco è regolato attraverso lo sfintere esofageo.

Nello stomaco, il rilascio di acido cloridrico (HCl) ed altri enzimi proteolitici scompone ulteriormente il bolo in parti più piccole. L’azione chimica dell’HCl e degli enzimi proteolitici viene assistita da una vera e propria azione meccanica dello stomaco. Le sue pareti si contraggono in maniera ordinata, così da poter rimescolare e rendere ancora più omogeneo e digeribile il bolo.

Nello stomaco il bolo rimane fino a quando non viene interamente digerito e reso praticamente liquido, motivo per cui, da questo momento in poi, viene chiamato chimo. Il chimo fuoriesce dallo sfintere pilorico (apertura inferiore) dello stomaco ed entra nel duodeno. Il duodeno è il primo tratto dell’intestino tenue (piccolo intestino). Proprio in questo tratto gli enzimi pancreatici, del fegato e della colecisti scompongono il chimo nei suoi componenti essenziali per poterli assorbire.

Carboidrati, proteine e grassi vengono scomposti dai rispettivi enzimi nei loro costituenti che saranno quelli che verranno assimilati e resi disponibili per nutrire l’organismo.

Immaginate il piccolo intestino come un lungo tubo ripiegato più volte, la cui membrana interna (lume), grazie alla presenza di specializzazioni apicali digitiformi (villi), riesce ad avere una superficie assorbente molto grande. Attraverso i villi e specifici trasportatori, le molecole possono essere assorbite e immesse nel flusso sanguigno.

Nel piccolo intestino quindi vengono assorbiti tutti i nutrienti, le vitamine e i minerali. La lunghezza del piccolo intestino (circa 6m) e la sua importante superfice assorbente consente all’organismo di assimilare tutto ciò che gli serve per nutrirsi, ovviamente in condizioni fisiologiche.

Terminato il tragitto nel piccolo intestino, il chimo giunge al grande intestino (intestino crasso), in cui l’attività digestiva è molto ridotta. Tutto il chimo che non viene assorbito nel piccolo intestino diventerà materiale di scarto.

Nel suo decorso lungo l’intestino crasso, il chimo viene continuamente disidratato (per sottrazione di acqua) e reso più denso.

Terminato il tragitto lungo l’intestino crasso, il materiale di scarto viene raccolto nel retto, proprio l’ultima parte dell’intestino!

L’atto della defecazione, regolato dal cervello, consente di espellere il materiale di scarto.

Questo è, in linea molto generale, ciò che accade tutte le volte che introduciamo del cibo nella bocca. Sembrerebbe tutto piuttosto semplice, meccanico e scontato ma non è così. Tutto il processo digestivo è finemente regolato in ogni sua fase, attraverso segnali chimici e neuronali che consentono un regolare svolgimento di tutti i processi sopradescritti.

L’alterazione di un solo meccanismo di regolazione porta a disequilibri nel processo digestivo che inevitabilmente portano a fenomeni di malassorbimento o alterazioni delle capacità digestive.

Quali sono le cause più comuni di una cattiva digestione?

Fornire una risposta completa a questa domanda richiede decine di pagine di spiegazione, pertanto ci limiteremo a citare soltanto alcune cause.

È possibile individuare le cause di una cattiva digestione in qualsiasi fase del processo digestivo, partendo dalla bocca, in cui la mancanza di un’adeguata composizione della saliva può alterare la prima digestione del cibo.

Il reflusso gastro-esofageo

Proseguendo verso lo stomaco andiamo incontro a uno dei problemi più frequenti e maggiormente riscontrati: il reflusso gastro-esofageo (RGE).

Le cause del RGE sono molteplici e vanno individuate principalmente nella dieta, spesso troppo ricca di cibi acidi e carente di cibi alcalini come frutta e verdura.

La dieta gioca davvero un ruolo primordiale nel RGE, al punto che la maggior parte dei sintomi si risolvono con una corretta alimentazione in associazione a uno stile di vita adeguato. Altre cause del RGE possono essere legate a stati emotivi ed eccessivo stress.

Alcuni recenti studi hanno evidenziato che anche il RGE può essere derivante da una disbiosi dell’intestino; sebbene le due strutture possano sembrare lontane, vi sono alcune vie che le mettono in comunicazione. Tuttavia il problema del RGE va trattato con uno specialista e nella maggior parte dei casi non si risolve con la terapia farmacologica se non si interviene sulle cause: sedentarietà, sovrappeso, cattiva alimentazione e stress.

Il malassorbimento e il leaky gut

Proseguendo verso il basso, nell’intestino tenue, osserviamo uno dei fenomeni più ricorrenti: il malassorbimento. Tale fenomeno non consente di metabolizzare e assorbire bene tutti i nutrienti, per cui provoca carenze e disturbi intestinali.

Il malassorbimento può essere derivante da una insufficiente produzione di enzimi digestivi in relazione all’entità del pasto, oppure a una condizione denominata “leaky gut”, cioè una condizione di alterata permeabilità intestinale che pone l’intestino in uno stato infiammatorio cronico, alterandone le strutture assorbenti e quindi compromettendone la funzionalità.

Il leaky gut può essere derivante da una cattiva alimentazione, sbilanciata e/o troppo abbondante.

Sebbene possa sembrare un piccolo problema, questo è in realtà un grosso problema!

Il cibo parzialmente digerito, o la sua porzione indigerita, diventa un prodotto di scarto che “vaga” per l’intestino tenue e spesso raggiunge il crasso dove provoca gonfiore e senso di pesantezza per fenomeni di fermentazione e/o putrefazione.

Ci si sente gonfi e appesantiti e non si ha la possibilità di trasformare in energie il cibo ingerito, quindi inevitabilmente calano anche i livelli energetici.

Un altro problema legato al malassorbimento è relativo al mondo dello sport, in cui un atleta che non riesce ad assorbire effettivamente tutto il cibo che mangia, non riuscirà ad ottenere gli effetti desiderati in termini di performance e recupero muscolare: un bel problema!

Se l’intestino non metabolizza bene il cibo è possibile mangiare quantità elevate di cibo ma effettivamente risultare carenti di qualche macronutriente, vitamina o minerale.

Ultimo appunto per gli atleti che cercano di guadagnare peso, quindi massa muscolare: tutte le volte che l’intestino non metabolizza correttamente il cibo si perde la possibilità di inviare il giusto nutrimento ai muscoli per il recupero e la crescita.

In sintesi, per far funzionare al meglio il piccolo intestino è importante curare nel dettaglio l’alimentazione e, se è necessario, lo stile di vita. Per ottimizzare si può intervenire con l’assunzione di enzimi digestivi esogeni, sotto forma di integratore.

Quali integratori assumere per favorire la digestione?

Un esempio valido potrebbe essere il NATURAL HEALTH DIGESTIVE ENZYME della TSUNAMI NUTRITION. Questo prodotto contiene papaina, bromelina, amilasi, proteasi, lattasi, lipasi, cellulasi.

Un vero e proprio arsenale di enzimi digestivi per supportare al meglio la digestione e l’assorbimento degli alimenti.

Ottimizzando la digestione e l’assimilazione del cibo con gli enzimi ci si sente sicuramente meglio, più leggeri, più efficienti e carichi e si limitano al minimo fenomeni di gonfiore, pesantezza, meteorismo, stipsi.

Infine terminiamo il nostro percorso nell’intestino crasso, del quale abbiamo abbondantemente parlato nei precedenti articoli.

L’intestino è considerato un vero e proprio “secondo cervello” per via della sua capacità di influenzare tutto l’organismo.

Nell’intestino crasso ha sede una enorme popolazione di batteri che lo colonizzano (microbiota intestinale). La composizione e la funzionalità del microbiota intestinale è direttamente responsabile della funzionalità dell’intestino crasso. Per questo motivo un’alterazione del microbiota (disbiosi) influenza negativamente l’intestino, che a sua volta influenza negativamente l’intero organismo.

Per prendersi cura della salute dell’intestino è importantissimo consumare una dieta bilanciata, povera di zuccheri semplici e cibi processati che pongono l’intestino in uno stato infiammatorio e ne alterano la funzionalità.

La dieta deve anche essere ricca di alimenti probiotici, prebiotici e fibre, nutrienti fondamentali per alimentare il microbiota intestinale.

In questo contesto può essere utile assumere integratori di probiotici e/o prebiotici, validi e ben dosati.

Un esempio potrebbe essere LACTO-FORT, della TN PHARMA, un integratore creato selezionando i migliori ceppi probiotici, in aggiunta all’inulina, un prebiotico.

Un altro valido integratore è il NATURAL HEALTH PROBIOTIC PLUS, della TSUNAMI NUTRITION, realizzato utilizzando ben 15 ceppi batterici differenti.

In conclusione, possiamo tranquillamente affermare che mantenere l’intestino in salute sia la base per avere un intero organismo in salute.

Per prendersi cura dell’intestino occorre valorizzare la propria alimentazione e il proprio stile di vita, aiutandosi anche con alcuni integratori come probiotici ed enzimi digestivi, al fine di migliorare la digestione, l’assorbimento e la salute in generale.

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Dott. Antonio Milocco

Biologo nutrizionista, il Dott. Antonio Milocco è focalizzato sulla ricerca nelle scienze dell’alimentazione grazie ad una collaborazione con l’Università di Sassari.

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